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Le origini della scarpa affondano le radici nella preistoria, quando
l’uomo primitivo comincia ad utilizzare cortecce, foglie
e pelli di animali per proteggersi dal freddo. Ma già con
gli egiziani la scarpa smette di assolvere al solo compito di proteggere
il piede e diventa motivo di ornamento e di eleganza. Infatti essi
furono i primi ad utilizzare pelli, con le quali realizzarono sandali
di pelle colorata spesso decorate con lamine d’oro.
Invece i Sumeri (tre millenni prima di Cristo!) poiché erano sottoposti
ad un clima umido e piovoso furono i primi ad adottare scarpe chiuse,
poi elaborate e sviluppate da Assiri, Babilonesi, Persiani fino a giungere
ai giorni nostri senza grosse variazioni nelle loro caratteristiche fondamentali:
basse, con la tomaia che non supera il malleolo o veri e propri stivali
che arrivano alla coscia.
In Grecia la calzature assume tutte le forme base destinate ad arrivare
ai giorni nostri, curando il benessere dei piedi producendo una notevole
varietà di modelli adatte a tute le esigenze. I modelli principali
erano il sandalo (in legno o sughero), la crepida (con suola alta e tomaia
aperta), l’embas (stivaletto a mezza gamba allacciato), l’embates
(stivale di cuoio stoffa ideato per i cavalieri), l’edromìs
(stivleto utilizzato per la caccia ed il viaggio) ed il coturno (calzatura
chiusa a suola molto alta)
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